Viaggio cantato per motti e indoli
nella regione più amata (e odiata) d’Italia

Letture, parole e canzoni da Cecco Angiolieri a Dante Alighieri, 
da Curzio Malaparte ai canti popolari. 
E oltre. 

di e con Igor Vazzaz
musiche e interventi dal vivo La Serpe d’Oro
ossia
Jacopo Crezzini – contrabbasso, voce
Luca Mercurio – fisarmonica, voce
Francesco Amadio e/o Andrea Del Testa – mandolino, violino, voce
supervisione Giacomo Verde
produzione La Serpe d’Oro
co-produzione Arca Azzurra Teatro 

«Se è cosa difficile essere italiano, difficilissima cosa è l’essere toscano:
molto più che abruzzese, lombardo, romano, piemontese, napoletano,
o francese, 
tedesco, spagnolo, inglese. 
E non già perché noi toscani siamo migliori o peggiori degli altri, italiani o stranieri,
ma perché, grazie a Dio, siamo diversi da ogni altra nazione:
per qualcosa che è in noi, nella nostra profonda natura,
qualcosa di diverso da quel che gli altri hanno dentro».
Curzio Malaparte, Maledetti toscani, Firenze, Sansoni, 1956, p. 3

«Perché con quella c aspirata 
e quel senso dell’umorismo da quattro soldi, 
i toscani hanno devastato questo paese».
Stannis La Rochelle, Boris, stagione 1, episodio 10, 2007

Comici i toscani? Mica tanto. O, meglio: dipende.
Strano a dirsi, ma non troppo:
simpatici, i toscani, non son mai stati. E non lo sono.

Ancora nel 1956, Curzio Malaparte, toscanissimo, ancorché tedesco (all’anagrafe faceva Kurt Erich Suckert), scriveva:
«dove e quando gli altri piangono, noi ridiamo, e dove gli altri ridono, noi stiamo a
guardarli ridere, senza batter ciglio, in silenzio: finché il riso gela sulle loro labbra».

Eppure, l’umorismo toscano esiste. Da secoli.
E attraversa poesia, letteratura, musica e canzoni. 
Attraversa la storia, e la politica, d’una terra laica per vocazione e natura.
Una terra che, per prima nella storia, abolisce la pena di morte.

L’umorismo sfrontato dei toscani è comune a popoli differenti, spesso nemici, ma uniti dal gusto per il paradosso, da fierezza, orgoglio, senso della sfida e, sì, uno spiritaccio che non si ferma davanti a niente, neppure alla morte.

Un viaggio tra lande e storie, tra i sonetti di Dante e Cecco, le ottavine bernescanti e, soprattutto, le canzoni popolari proposte con un’esecuzione coinvolgente. 
Un’autentica scoperta sia per i toscani, che rischian di non rammentarsi più da dove provengano, sia, soprattutto, per i non toscani, che spesso han bisogno d’un manuale di sopravvivenza per quella che resta una delle più belle, affascinanti e maledette terre d’Italia.

 
Prossime repliche
  • da definire, Siena, Basilica di San Clemente in Santa Maria dei Servi

Repliche trascorse

  • 18 luglio 2018, Gaiole in Chianti (SI) – Chianti Festival 2018
  • 24 febbrario 2018, Teatro dei Rassicurati, Montecarlo (LU) – Stagione teatrale
  • 26 agosto 2017, Piazzetta della Chiesa, Montecastello (PI) – Utopia del Buongusto
  • 17 agosto 2017, Piazza del Popolo, Casale Marittimo (PI) – Utopia del Buongusto PRIMA NAZIONALE
  • 13 maggio 2017, Associazione Culturale “Carciofi rossi”, Treviglio (BG) – Igor Vazzaz da solo
  • 11 maggio 2017, U.T.E. di Bresso, Bresso (MI) – Igor Vazzaz da solo
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